Anello del Monte Peron con concatenazione delle creste di Colle Salere, Scalon, Col de le Frare e Pale di S. Giorgio

DIFFICOLTÀ COMPLESSIVA: EE
DURATA: 8.00 h – DISTANZA: 16 km – DSL: 1453 m D+

DATA: 6 marzo 2022

PREMESSE

Come primo giro dell’anno, doveva essere un itinerario semplice e veloce, per sgranchirsi un po’ le gambe… l’idea era di esplorare la valle interna orientale di Colle Salere per poi rimontare una dorsale boschiva fino alle Pale di San Giorgio, giungendo quindi alla vetta del Monte Peron. Si è trattato, invece, di un’uscita piuttosto impegnativa, sia fisicamente che mentalmente. L’ascesa fino a Forcella Costacurta (1294m.), di per sé, è già fisicamente impegnativa. Sono pur sempre un migliaio di metri di dislivello positivo su traccia spesso incerta. A complicare questa ascensione si sono aggiunti due fattori. Un fattore naturale ed inevitabile: la neve che, sopra i 1000m, ci ha costretto ad indossare i ramponcini da ghiaccio. Un fattore tecnico e ben evitabile: come ogni uscita esplorativa che si rispetti, abbiamo voluto abbandonare la traccia, dapprima per esplorare il versante orientale di Colle Salere e Colle Scalon, poi per svolgere la concatenazione delle rispettive cime in cresta. Ciò ci ha portato ad affrontare ostacoli inimmaginabili, con un dispendio di tempo ed energia assolutamente imprevedibile. Oggi più che mai, colpevole di tali imprevisti è la cartografia Tabacco. Salti di roccia di oltre venti metri là dove la carta Tabacco indica bosco; tracce inesistenti riportate sulla carta Tabacco e tracce reali, con tanto di ometti e cartelli, non riportate sulla cartografia. In un’uscita simile, fare affidamento sulla carta Tabacco avrebbe significato solo una cosa: ammazzarsi.

DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO

Lasciata l’auto nei pressi dell’abitato di Peron, quota 388m, imbocchiamo il Sentiero tematico delle Chiesette Pedemontane. La giornata è splendida, il clima rigido (3°C) e soffia una leggera brezza da S-SE. Dopo pochi minuti, in prossima di una netta deviazione del sentiero verso E, prendiamo una traccia sulla sinistra. Non vi sono indicazioni ma si intravede un calpestio d’erba sulla traccia (fig. 1).

fig. 1 Abbandoniamo il sentiero che piega a E e saliamo nell’erba sulla sinistra.

Il sentiero prosegue su traccia nitida, con leggero guadagno di quota. Sulla sinistra, in direzione O, ammiriamo il torrente Cordevole e la Certosa di Vederna (fig. 2).

fig. 2 Il torrente Cordevole e la Certosa di Vederna.

La traccia diventa ora più incerta; ci si porta all’interno di una piccola gola erbosa che funge da impluvio e si attacca con facile arrampicata una paretina di solida roccia alta un paio di metri (fig. 3 e 4).

fig. 3 Superando il piccolo salto di roccia
fig. 4 Paolo supera il primo salto di roccia

La traccia prosegue in mezzo all vegetazione, guadagnando man mano quota, fino a giungere alla sommità del Col delle Pere (777m) (fig. 5).

fig. 5 Il Col delle Pere, 777m

Ora la traccia abbandona il versante più propriamente occidentale del Monte Peron e ci si addentra nel versante settentrionale. Lo si percepisce immediatamente perché perdiamo ogni contatto con il sole! Le pendici, inoltre, diventano via via più ripide (fig. 6).

fig. 5 Camminando lungo il pendio inclinato verso il Colle Salere.

In breve, giungiamo in un punto in cui la traccia tende a perdere quota, per tagliare le pendici occidentali del Colle Salere. Il nostro piano, invece, prevede di raggiungere la sella che si trova a E del Colle Salere. Decidiamo, quindi, di non perdere quota ma di risalire leggermente fino alla base di un modesto salto di roccia (fig. 7). Da qui, iniziamo a salire a fatica, con pendenza sostenuta, verso la sella E del Colle Salere (fig. 8). La pendenza diviene sempre più elevata e la progressione avviene in sicurezza grazie al prezioso appiglio della flessibile vegetazione (fig. 9). È purtroppo in uno di questi passaggi che la borraccia di Paolo scivola fuori dalla tasca e precipita nel vuoto. Io sono convinto di averla sentita gridare ma non l’ho detto a Paolo, che già era alquanto rammaricato per la perdita.

fig. 7 Ai piedi del salto di roccia lungo il quale decidiamo di salire.
fig. 8 Paolo inizia la sua salita lungo la parete del salto di roccia
fig. 10 Man mano che la pendenza aumenta, risulta fondamentale aggrapparsi alla vegetazione circostante per salire. Nella tasca dello zaino, si intravede la borraccia di Paolo, pochi istanti prima del salto nel vuoto.

Giunti finalmente in un punto comodo e sicuro, troviamo la parvenza di una traccia, presumibilmente di animali, che ci conduce verso la selletta orientale del Colle Salere (fig. 11) e, di lì, sul Colle Salere, 969m (fig. 12).

fig. 11 La nostra destinazione rispetto alla traccia ufficiale.
fig. 13 Sul Colle Salere, 969m.

E qui iniziano le vere difficoltà. L’obiettivo sarebbe quello di scendere nella valle a E di Colle Salere, per poi rimontare la dorsale meridionale della Val Modonuta, fino alle Pale de San Giorgio. Come si evince da un attento esame della cartografia Tabacco (fig. 14), la linea studiata non dovrebbe presentare particolari ostacoli. Le isoipse, in particolare, sembrano presagire una discesa non particolarmente ripida né si riscontrano salti di roccia. Iniziamo quindi la discesa ma, dopo una trentina di metri, ci accorgiamo subito che un salto nel vuoto ci separa dal fondo dalla valle. Chiedo quindi a Paolo di attendermi mentre procedo in esplorazione e, con passo fermo ed estremamente cauto, cerco di identificare il più comodo accesso al fondo della gola. Il terreno, tuttavia, è coperto di un sottile strato di neve ed il solo modo per vedere con precisione l’accesso alla gola comporta di transitare su uno stretto costone erboso inclinato che termina su un salto di roccia di parecchi metri. Più mi avvicino, più realizzo che il passaggio appare esposto e pericoloso. Alla fine, rinuncio e faccio dietrofront: troppo rischio. Siamo piuttosto delusi ed irritati. Com’è possibile che la cartografia Tabacco non riporti ripetuti salti di roccia superiori ai 5 metri di altezza?

fig. 14 La cartografia Tabacco non presenta salti di roccia lungo la traiettoria da noi prescelta… salti di roccia, invece, ben presenti e non aggirabili.

Ritorniamo quindi sui nostri passi e ridefiniamo il nostro itenerario: giungeremo in cima al Colle Salere per compiere la concatenazione delle creste con il Colle Scalon, subito a N, ed incrociare quindi la traccia che taglia il costone occidentale del Colle. La discesa dal Colle Salere avviene comodamente, in cresta (fig. 15). Il Colle Scalon, pochi metri più basso del Colle Salere, è un cocuzzolo erboso (fig. 16) che offre una magnifica vista sulle cime circostanti (fig. 17).

fig. 15 La discesa dal Colle Salere al Colle Scalon
fig. 16 Il Colle Scalon
fig. 17 Da sinistra a destra: La Peralora (1978m), il Fornel (1957m), il Mont Alt (2069m)

Il nostro piano di ricongiungimento con la traccia, tuttavia, si rileva ben più arduo di quanto previsto. Dopo pochi metri di ricognizione in discesa dal Monte Scalon verso N, realizzo subito che la via è sbarrata: ad un certo punto, infatti, non vedo più le cime degli alberi di fronte a me, segno che il pendio si interrompe nel vuoto. Secondo la cartografia Tabacco, il dirupo dovrebbe invece trovarsi più a E rispetto a noi (ed infatti c’è anche a E!). Mi muovo, quindi, più a O, cercando una traiettoria più sicura. Riesco a scendere di una decina di metri ma, di nuovo, vedo di fronte a me gli alberi scomparire completamente: siamo ancora di fronte a un salto di roccia. Mi sposto conseguentemente operando un traverso del ripido costone, verso S, sperando di trovare una pendice che scenda in continuità. Tutte queste operazioni di ricognizione avvengono con estrema cautela, ad una velocità di bradipo. Solo dopo una trentina di metri, in totale ombra, mi rendo conto che sto congelando, sferzato dal vento che si incanala nella valle del Cordevole. Mi metto quindi a cavalcioni di una pianta e riesco ad indossare un guscio che mi protegga. Nel mentre, cerco di indirizzare al meglio la discesa di Paolo verso la mia posizione. La nostra posizione sulla mappa dell’app Tabacco ci indica che dovremmo essere esattamente sopra il sentiero… ma la verità è che siamo esposti su un declivio erboso con sotto parecchi metri di salto. Procedendo ulteriormente pochi metri verso S, intravedo una chiazza di neve a terra, una decina di metri sotto di noi. È strano che una chiazza di neve persista su un simile pendio… ne deduco che deve essersi accumulata su una superficie piana… e quella superficie piana potrebbe essere esattamente la traccia che stiamo cercando. Compio quindi un ulteriore traverso verso S per poi cercare di raggiungere, aggrappandomi di pianta in pianta, la chiazza di neve. Ed ecco trovata la traccia!!! Per coprire non più di cento metri in linea d’aria avremmo impiegato almeno 45 minuti. Siamo fisicamente e moralmente affaticati, le mani insanguinate e il freddo ci è letteralmente penetrato nelle ossa. Tale stato d’animo muta tuttavia repentinamente in sonora “incazzatura” quando, scesi gli ultimi metri (fig. 18) e giunti all’imbocco della Val Modunuta (Val Madonetta), realizziamo quali pareti di roccia si ergevano pochi minuti prima sotto di noi (fig. 19). È uno scherzo??? La cartografia Tabacco non riporta alcun salto di roccia nel tratto in questione; la scarpata è riportata solo sul versante N/NE del Colle Scalon (fig. 20: in rosso l’area dove abbiamo tentato la discesa). E questi non sono propriamente dei saltini di roccia ma pareti verticali alte fino a 20 metri. Lo si può constatare dalla foto del Monte Scalon, scattata pochi minuti dopo sull’opposto versante a N (fig. 21).

fig. 18 Scesi finalmente sulla traccia
fig. 19 All’imbocco della Val Modonuta. Si notino le pareti E/NE del Colle Scalon sul cui ciglio, pochi minuti prima, cercavamo di trovare una sicura discesa. Si confronti ora il versante E/NE del Colle Scalon sulla cartografia Tabacco riportata in immagine fig. 20.
fig. 20 In rosso la zona dove abbiamo ripetutamente tentato di riguadagnare in discesa la traccia. Non sono segnati minimamente i salti di roccia di 20/30 metri che abbiamo trovato e le curve di livello non appaiono nemmeno particolarmente ravvicinate tali da far intuire una pendenza eccessiva.
fig. 21 Il monte Scalon visto da N; in rosso la traiettoria tenuta, con tutti i vari tentavi di discesa.

Inutile a dirsi: in 2.30h abbiamo percorso solo 5 km e siamo già stremati! Almeno, per fortuna, saliamo ora al sole sulla dorsale settentrionale della Val Madonetta. La meta, ora, è Forcella Costa Longa. La traccia insiste sulla dorsale erbosa settentrionale del Col de Le Frare (944m), la cui cima non andiamo a toccare ma lasciamo sulla sinistra. È una traccia talvolta evanescente, supportata da qualche bollo blu, qua e là. Superata la metà della dorsale, percepiamo che sulla nostra sinistra si apre, di nuovo, il baratro (questa volta effettivamente indicato sulla cartografia Tabacco con degli evidenti salti di roccia) (fig. 22). Lasciamo sulla sinistra un curioso pertugio ad arco nella roccia (fig. 23) ed iniziamo a piegare verso E, nonostante la carta Tabacco ci inviti a deviare nettamente verso N per raggiungere la Forcella Costa Longa. Ora, l’erba secca inizia ad essere ricoperta di neve e sotto un dito di fresca troviamo un sottile strato ghiacciato. Perdendo ogni traccia, procediamo a intuito, fino ad incontrare un rincuorante ometto (fig. 24) che ci conforta d’esser sulla retta via… non per la cartografia Tabacco, tuttavia, che indica la traccia da seguire ben più a N ormai.

fig. 22 La risalita della dorsale verso forcella Costa Longa e, a N, il vuoto.
fig. 23 Il curioso arco di roccia
fig. 24 Finalmente un ometto rincuorante!

Il terreno diventa sempre meno affidabile e decidiamo di indossare i ramponcini da ghiaccio. Ancora un paio di scomodi saliscendi fuori traccia ed ecco che raggiungiamo Forcella Costa Curta. Iniziamo quindi a percorrere in cresta le Pale de San Giorgio. Il percorso non è di per sé difficile; trattasi di un saliscendi continuo tra la cresta ed il ripido e boschivo crinale E della Pale. La difficoltà, in alcuni passaggi leggermente tecnici, è data dalla presenza del fondo innevato (fig. 25).

fig. 25 Sulla cresta delle Pale di S. Giorgio

Si prosegue con saliscendi tecnico, talvolta aiutati da un cavo d’acciaio, verso il Monte Peron, ma ormai è tardi. Sono le 15.30 e siamo a marzo. Bisogna calcolare il tempo di rientro fino a Forcella Costa Curta, su una traccia in cresta con neve… in discesa! E poi c’è l’incognita della discesa da Forcella Costa Curta fino a Pian de Fraina… se la traccia dovesse comportare le difficoltà di orientamento riscontrate in salita, rischieremmo di trovarci col buio. Senza alcun rammarico, ci si ferma su un cucuzzolo antecedente la cima del Monte Peron, a quota 1509m, secondo il mio Garmin. Il panorama è spettacolare ovunque ci si giri, a 360°. In direzione N, svetta la cima della Pala Alta (1933m), affiancata a O dalla Zima di Larese e dalle Zingiolade (1766m) (fig. 26).

fig. 26 La Pala Alta e, a O, Zima di Larese e Zingiolade

Con cautela, si rientra quindi a Forcella Costa Curta (effettivamente, la progressione in discesa su neve risulta più pericolosa, specie in un paio di passaggi di per sé non tecnici ma piuttosto esposti). Giunti a Forcella Costa Curta, un nuovo e bellissimo cartello di legno ci sorprende, indicandoci “Pian de Fraina”… ancora una sorpresa, visto che da Forcella Costa Curta la Tabacco non segna alcun sentiero che scende a Pian de Fraina. Un po’ perplessi, iniziamo quindi la discesa, rincuorati dalla comodità del sentiero che scende in mezzo al bosco senza difficoltà alcuna, tant’è che finiamo per correre fino ad imboccare il sentiero delle Chiesette Pedemontane. Deve essere stata una zona particolarmente frequentata in antichità; ne sono testimoni i resti di un’antica fornace che rinveniamo poco sopra l’incrocio con il suddetto sentiero (fig. 27).

fig. 27 I resti di un’antica fornace nel bosco

Un ulteriore sorpresa: giunti al “parcheggio” dove finisce la strada asfaltata, troviamo un bel cartello (fig. 28) che ci indica la possibilità di salire fino al Monte Peron… peccato che la cartografia Tabacco non contempli alcun sentiero che da lì conduca in vetta…

fig. 28 Il cartello che indica un sentiero inesistente sulla cartografia Tabacco

Scendiamo ora spediti lungo la strada asfaltata del sentiero tematico delle Chiesette Pedemontane e, nei pressi della frazione di Costiet, 829m, scegliamo di prendere una traccia che dovrebbe fungere da scorciatoia, sulla destra. Non lo avessimo mai fatto. La traccia, dapprima nitida, scompare presto nel nulla e camminiamo a intuito lungo un ripido costone boschivo, cercando di incrociare nuovamente il sentiero tematico. Qualsiasi traccia fosse esistita, qui non v’è sicuramente passata anima viva da anni. Per oggi ne abbiamo veramente abbastanza di queste tracce inesistenti e scegliamo di abbandonare quanto prima il sentiero tematico delle Chiesette Pedemontane non appena trovato un sentiero (di nuovo non indicato sulla cartografia Tabacco) che sembra ben battuto e scende diretto verso l’abitato di Casate (fig. 29). Fortunatamente, è riportato nella cartografia dell’orologio Garmin. Di lì a breve, giungiamo nel paese di Peron, concludendo l’anello.

fig. 29 Il sentiero ben battuto, con tanto di antichi muretti a secco, non riportato in cartografia Tabacco, che conduce all’abitato di Casate

Come anticipato in premessa, trattasi di un giro particolarmente impegnativo. L’approccio esplorativo tipico delle uscite “windchili” si scontra con caratteristiche geomorfologiche spesso insuperabili. A differenza di altre zone pedemontane, le pendici del Monte Peron sono caratterizzate da un susseguirsi ininterrotto di salti di roccia e strette gole. Un terreno veramente aspro ed ostico per chi ama spingersi fuori dalle tracce battute. Inoltre, la pressoché costante non aderenza della cartografia Tabacco con la reale ubicazione dei sentieri tradisce ogni aspettativa di salita “a cuor leggero”. Un itinerario, quindi, assolutamente da non sottovalutare, perlomeno limitatamente all’esplorazione delle pendici occidentali del Monte Peron.

Ecco il video dell’avventura, montato dall’amico Paolo!

Ed ecco anche la relazione dell’itinerario scritta da Paolo sul suo blog Mybesttimehiking!

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